A Venezia i risultati di Artimprendo.

Il 25 luglio i ragazzi di Artimprendo hanno presentato le loro idee di impresa a Venezia, all’Università Ca’ Foscari.

La strada che hanno dovuto affrontare non è stata semplice, a volte in salita e a volte in discesa, tra soddisfazioni e ostacoli, con entusiasmo e pazienza.
Il mondo del lavoro conduce la vita verso una svolta, che non sempre ci accoglie con il sorriso: ci mostra una vetta e ci dà alcuni strumenti per salire la parete rocciosa.
Affrontare il percorso significa combattere, mettersi in gioco, dare il meglio di sé e talvolta aspettarsi un quarto di quello che si merita. La chiamano esperienza, gavetta, pratica…
Io la definirei come l’incipit di un lungo romanzo a lieto fine: gli ostacoli vanno superati, non schivati.
Qualunque sia l’ostacolo.

Forza ragazzi!

E cosa aggiungere? Congratulazioni e buon futuro!

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Mi presento, sono Roberto e artimprendo.

Roberto Paladini, 30 anni, veneziano, è assegnista di ricerca del m.a.c.lab – Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari Venezia, dove si occupa di analizzare la tematica “politiche giovanili nel sistema degli eventi e delle produzioni culturali”.

Laureato magistrale a Ca’ Foscari in management pubblico e no profit, si occupa dal 2007 di cooperazione sociale e di associazionismo.

La sua grande passione è l’organizzazione di eventi culturali e di intrattenimento, che sviluppa da anni nel territorio veneziano.

Si occupa anche di social media marketing,  gestendo per le proprie organizzazioni e per terzi campagne ad hoc.

L’evento culturale è lo strumento principale che la società ha a disposizione per poter prendere consapevolezza di “se stessa”. Ogni evento è un innesto di energie ed una costruzione di relazioni finalizzate a trasformare “l’idea originale” in un progetto concreto, in grado di innescare un processo significativo di cambiamento di un territorio ed i sui partecipanti.

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Mi presento, sono Maurizio e artimprendo.

36 anni, innamorato della mia città. Se fossi ricco il mio lavoro lo farei gratis.

Quale lavoro?
Mi occupo di impresa sociale da prima di sapere che si chiamasse così, cioè da quando ho l’età della ragione militando in organizzazioni giovanili, studiando scienze politiche, fondando associazioni e una cooperativa nella quale ancora lavoro.

Dal 2013 sono assegnista di ricerca del m.a.c.lab del Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari Venezia, dove mi occupo di Innovazione Sociale.

Per me l’impresa sociale è quello strumento che permette di coniugare democrazia, economia, passione e collaborazione: la sharing economy prima ancora che la chiamassero così!

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Mi presento, sono Paola e artimprendo.

Sono una dottoranda in management all’Università Ca’ Foscari, dove studio le
dinamiche di lavoro all’interno delle organizzazioni culturali e creative.
La mia ricerca mi ha portato a lavorare concretamente all’interno di un
importante ente di produzione culturale, per studiare individui e
organizzazione dal punto di vista privilegiato dell’osservatore
partecipante. 
All’università partecipo al m.a.c.lab, il laboratorio di management di arti
e cultura, e tengo esercitazioni per il corso di analisi dei costi. 
Al di fuori dell’università ho lavorato in diversi enti di ricerca, dove mi
occupavo di progettazione europea maturando quindi ulteriori esperienze in
tema di budgeting e rendicontazione.

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Mi presento, sono Paolo e artimprendo.

“Non solo commercialista”, mi occupo soprattutto di progetti per la creazione di impresa e di politiche “family friendly” (ho tre figli… per cui ne sento l’esigenza…).

Laureato in Economia e Commercio a Ca’ Foscari, ho lavorato inizialmente (1997 – 2000) per Bergamo Formazione – Az. Sp. della CCIAA di Bergamo, dove ho coordinato l’Area Creazione d’Impresa, ossia il “Punto Nuova Impresa” ed una serie di progetti tra i quali l’avvio di un “Incubatore d’Impresa” presso la Fondazione Legler ed il progetto “Il Castello di Vigevano: modelli professionali e campi d’impiego al servizio del turismo”.

Tornato in Veneto, mi sono specializzato nella consulenza sulla creazione d’impresa e sulla finanza agevolata (Università Ca’ Foscari, Provincia di Venezia, Camere di Commercio, Unioncamere del Veneto, Fondazione Giacomo Rumor).

Ho ideato uno sportello di assistenza per le pratiche di finanza agevolata a disposizione dei commercialisti di Arcedi (l’associazione dei Commercialisti dell’Ordine di Venezia), ente che ho coordinato dal 2008 al 2011. Tramite Arcedi ho progettato e gestito vari progetti nel campo della creazione d’impresa, tra i quali due progetti di marketing territoriale (“Opportunità per nuove imprese” e “Professionisti al servizio del territorio”) ed il progetto “Donne Creative – Autoimpiego in Provincia di Venezia”.

Attualmente, con le società Formaset Scarl (ente di formazione accreditato presso la Regione Veneto) e Crea Lavoro Srl (di cui sono Presidente), ho progettato e coordino nuovi progetti per l’avvio di start up: “Palestra d’Impresa” e “Palestra d’Impresa Family Friendly”. Dal mese di dicembre 2013 sto partecipando anche all’avventura di “Lab Altobello”, laboratorio urbano “family friendly” di Mestre.

La mia citazione preferita è quella di Mark Twain: “Tra vent’anni sarai più dispiaciuto per le cose che non hai fatto che per quelle che hai fatto. Quindi sciogli gli ormeggi, naviga lontano dal porto sicuro. Cattura i venti dell’opportunità nelle tue vele. Esplora. Sogna. Scopri.”

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Mi presento, sono Silvia e artimprendo.

Ciao, mi chiamo Silvia e Artimprendo anch’ io!
Ho studiato Architettura a Venezia e in genere preferisco disegnare e dare vita alle mie intuizioni piuttosto che raccontarle.
L’attuale crisi edilizia non mi permette però, in questo momento, di trovare degli spazi continuativi nei quali poter mettere a frutto completamente i miei studi.

“Mi sento molto fortunata a partecipare al progetto Artimprendo perchè questo progetto mi sta dando ora un’ iniezione di fiducia nel futuro e, ad un mese dall’ inizio dei laboratori, sto già riuscendo a mettere a fuoco nuove prospettive e nuove strade (non canoniche) attraverso le quali poter mettere in gioco finalmente tutta la mia creatività.”

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Complimenti Anna!

Complimenti alla nostra Anna Zerbaro, curatrice e Art Director del festival Pulsart Restart e da oggi assegnista di ricerca all’interno del Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari Venezia m.a.c.lab.

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Mi presento, sono Fabrizio e artimprendo.

Fabrizio Panozzo è professore di economia aziendale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, associate scholar dello European Institute for Advanced Studies in Management di Bruxelles e visiting professor presso
l’Università di Innsbruck. La sua ricerca si concentra soprattutto sulle dimensioni sociali, culturali e politiche dei saperi e delle tecniche manageriali.
Si è occupato delle ambizioni e delle conseguenze della riforma manageriale del settore pubblico e nonprofit studiando in particolare il rapporto tra nuove logiche di misurazione dei risultati e governo di enti locali, aziende sanitarie ed imprese sociali. Più di recente si è interessato di città, intese come organizzazioni complesse governate in chiave competitiva, di industrie creative e delle implicazioni manageriali delle produzioni culturali contemporanee.
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Imprenditori, università, artisti. Insieme in Art_Imprendo | Artribune

Creare un contesto per lo scambio di competenze ed esperienze tra piccole-medie imprese e l’ambiente creativo: ecco cosa si prefigge “Art_Imprendo”, nuova iniziativa coordinata dal Dipartimento di Managament di Ca’ Foscari in collaborazione con il Comune di Schio e la Confederazione Nazionale dell’Artigianato di Vicenza.

Dodici partecipanti, sei artisti e oltre sei mesi di tempo per un percorso formativo che tenta di mettere in relazione due mondi che negli ultimi anni cercano sempre piщ di collaborare. Abbiamo incontrato Fabrizio Panozzo, docente di Ca’ Foscari e organizzatore dell’iniziativa, e Anna Zerbaro Pezzin, direttore artistico dell’evento Pulsart Restart.

Come e quando è nata l’idea di questo progetto?
Il progetto è stato ideato da noi come Università di Venezia, Dipartimento di Management, su sollecitazione della Regione Veneto che a sua volta è stata pungolata dall’Associazione Artigiani, in particolare dai giovani artigiani del Veneto. Sentendo circolare da qualche tempo l’idea di collegare l’arte, la capacità artistica con quella artigianale e giocando inoltre sulla radice comune dei termini, gli artigiani avevano pensato di suggerire il finanziamento di iniziative che mescolassero questi due ambiti. Siamo quindi partiti da questa sollecitazione che arriva dal mondo delle imprese tentando di darne corpo e sostanza culturale e accademica.

Parliamo del programma: quali saranno le tappe principali del percorso formativo a cui prenderanno parte le persone selezionate?
Il percorso di formazione sarà in parte situato in uno spazio formativo aziendale, quindi le aule saranno le aziende stesse coinvolte nel progetto. Faremo pochissime lezioni frontali nel senso convenzionale, tanto che saranno tenute in una fabbrica, l’ex lanificio Conte di Schio. Possiamo dire, quindi, che cogliamo lo spirito profondo di connettere saperi accademici e artistici con saperi imprenditoriali che nascono nello spazio specifico aziendale. Ci sarà una formazione svolta in fabbrica a cui si uniranno, in parallelo, gli stage, creando un’esperienza unitaria, un aspetto caratteristico del lavoro che abbiamo svolto. Il rapporto è di circa 160 ore di formazione frontale coordinata non da docenti convenzionali, bensì, per la maggior parte, da artisti, senza contare i quattro mesi di formazione in azienda attraverso il meccanismo dello stage.

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Il termine “start up” è un’espressione che in questi ultimi anni è diventata parte del linguaggio comune. Ma cos’è veramente e in quale modo Art_Imprendo rientra in questa categoria?
Lo ammetto, siamo stati costretti a utilizzare il termine “start up” contro la nostra volontà perché è una parola che circola: siamo obbligati, come d’altra parte lo sono anche le imprese artigiane, a usare parole che in un certo modo suscitano impatto mediatico. Noi crediamo fortemente nel fatto che ci sia una dimensione di liberazione rispetto all’utilizzo di queste parole: la parola “start up” significa troppo e nel contempo non significa niente, nulla di diverso da ciò che è sempre successo, ovvero la nascita di un’iniziativa imprenditoriale. Le start up sono sempre esistite, a partire dalla bottega rinascimentale e, probabilmente, anche da epoche precedenti.
Il termine che noi preferiamo usare è “piccola impresa innovativa” perché ci concentriamo sull’aspetto dell’innovazione e su quello dimensionale: l’essenza che vorremmo si cogliesse dell’idea di “start up”, negli ultimi anni molto legata ad aspetti relativi al mondo digitale, è piuttosto quella legata alle cose fatte da poche persone su piccola scala che colgono i bisogni in maniera innovativa ma che non necessariamente diventeranno qualcosa di grande. Qui non ci occupiamo di digitale, quindi vorremmo liberarci dal peso delle parole troppo di moda: un’operazione che cerchiamo di fare con questo percorso è proprio quella di andare alla sostanza dei progetti piuttosto che seguire le mode dettate dalle parole.

Cosa significa applicare contenuti propri del campo imprenditoriale ad altri più creativi in contesti come quelli delle piccole imprese? Siete andati incontro a qualche genere di resistenza?
Che cosa significa veramente non lo sappiamo, perché questo è in larga parte un processo sperimentale. Intuiamo che alla radice dell’attività artistica e imprenditoriale ci sia un nodo comune che ha a che fare con almeno due aspetti: l’urgenza dell’agire e il rischio dell’agire. Una necessità di fare qualcosa che è una sorta di pulsione primordiale non necessariamente motivata dal successo, per quanto riguarda il lato artistico, e dal profitto, dal lato imprenditoriale, ma che si configura come una vera e propria necessità.
Vorremmo lavorare su questa urgenza, sulla quale il mondo dell’imprenditoria non ha dimostrato nessuna particolare resistenza, anzi. È stato straordinario vedere come gli imprenditori, se stimolati sul versante dell’azione, dell’urgenza a dell’agire, abbiano immediatamente stabilito una connessione sul genere di proposta che abbiamo suggerito, fondata cioè su una dose molto significativa di spontaneità e improvvisazione. Gli imprenditori di questo tipo di aziende e dimensione, che stanno in azienda e che conoscono perfettamente il layout della loro fabbrica, di fronte a uno stimolo che ha una forte componente intuitiva di urgenza e di rischio rispondono in maniera assolutamente lineare e coerente con quello che volevamo dire.

Ogni giorno si assiste alla nascita di start up nel settore creativo e culturale italiano dalle più varie modalità, finalità e qualità. Quali sono le caratteristiche che differenziano Art_Imprendo da altre proposte?
Non lo sappiamo! Lo sapremo solo vivendo, come diceva il Poeta, quindi, innanzitutto, cominceremo dal processo. Ovviamente cerchiamo di fare qualcosa di distintivo perché, invece di seguire la moda di creare qualcosa e chiamarla start up, intendiamo partire dai bisogni che si formano dentro le realtà imprenditoriali esistenti, cercando di vedere se ci sono possibilità e potenzialità ancora inevase. Quindi, quello che c’è di diverso in questa proposta è la creazione di un ecosistema creativo fatto e pensato attorno a un festival indipendente d’arte contemporanea quale Pulsart Restart. Pensiamo che questo contenitore, nato in un contesto come quello dell’alto vicentino, in cui sono presenti molte piccole e medie imprese, possa costituire un quadro capace di generare altre idee imprenditoriali. Ciò che crediamo è che sia innovativo proporre il contesto artistico come brodo primordiale dentro al quale pensare di far nascere nuove idee imprenditoriali.

In quale modo l’esperienza di Art_Imprendo si intreccerà con Pulsart Restart?
Pulsart Restart partirà con la collaborazione al progetto Art_Imprendo in febbraio. Gli artisti che parteciperanno a questo innovativo percorso – e che esporranno il prossimo luglio durante le settimane del festival le opere generate durante i workshop con l’aiuto dei dodici stagisti – provengono da diversi ambiti e sperimentano con i diversi linguaggi che caratterizzano l’essenza stessa dell’arte contemporanea, passando dunque dal video alla fotografia digitale, dall’installazione alla performance e all’utilizzo delle tecnologie più sofisticate. Gli stagisti, quindi, saranno coinvolti non solo sul lato pratico ma anche e soprattutto su una dimensione più emozionale e sperimentale che dovrebbe portarli a poter utilizzare metodologie progettuali creative in ambiti non necessariamente propri del mondo dell’arte e della cultura. I nomi degli artisti coinvolti sono Esperimentocinema, Angela Loveday, Serena Montesissa e Francesco Groni di Atelier Frase, Silvia Gribaudi, Valentina Perazzini e Roberto Pugliese.

Filippo Lorenzin

Imprenditori, università, artisti. Insieme in Art_Imprendo | Artribune.