Manne Guitars: una musica per impresa.

Anche Manne Guitars riceve Artimprendo!

“Dal 1987 il nostro sforzo è stato quello di offrire strumenti con la migliore qualità possibile ad un prezzo conveniente.
I nostri strumenti vengono costruiti in maniera artigianale e realizzati con tanto olio di gomito e con l’ausilio di macchinari a controllo numerico per la massima precisione nella realizzazione della tastiera e del manico.
Tutti i corpi e manici MANNE sono da noi prodotti, da noi studiati e sviluppati; Ciò dona ai nostri strumenti una impronta originale che potrete avvertire solo provandoli.
Siamo un piccolo team ma con le idee molto chiare: anno dopo anno, per migliorare i nostri strumenti, distilliamo gli elementi essenziali per ottimizzarne la funzionalità, la suonabilità e la sonorità, traducendoli in ergonomia e design.

Schio è una cittadina di 40.000 abitanti con la tipica vocazione del nordest rivolta all’ artigianato, piccola e media industria. In questa particolare realtà dove la tecnologia e la tradizione incontrano le idee creative si è sempre alla ricerca di miglioramenti, di nuovi modi per innovare i processi di produzione per ottenere prodotti superiori. Anche alla Manne il motto “c’è sempre un modo migliore per farlo” viene applicato come una semplice filosofia di base che si traduce in un miglioramento continuo, nella applicazione di idee anche non convenzionali.

La Manne è una piccola realtà ma con una grossa dedizione e passione. Questo ci ha portato ad essere apprezzati soprattutto in USA, Sudafrica, Germania e da molti altri paesi da dove regolarmente riceviamo ordinazioni.

Mr. Manne”

da www.manne.com

manne guitars

 

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un’idea esiste con le sue mani

arti giano

Altro che inoccupabili – L’Huffington Post.

Da Altro che inoccupabili: i giovani italiani competenti ci sono! Li ho visti alla Maker Faire, di Alessandro Rimassa.

“Il punto, ora, è andare oltre ciò che si è visto alla fiera romana: se da una parte è necessario stabilire un dialogo tra questi moderni e perlopiù giovani maker e i tradizionali artigiani, come scrive oggi Stefano Micelli, autore di Futuro Artigiano su Chefuturo!, dall’altra è fondamentale creare una commistione tra maker e industria. Tra qualche settimana, davanti all’Economic and Social Committee della Comunità Europea, dovrò presentare la mia visione su giovani, lavoro e industria. Dovrò cioè suggerire meccanismi, modalità e metodi per costruire percorsi diretti tra formazione e lavoro.

E partirò proprio da qui, dalla Maker Faire: a Roma hanno esposto giovani, italiani e non solo, pieni di idee, entusiasmo, saper e saper fare. Quello che va sviluppato ora, e qui chiedo l’impegno diretto di Luna e Banzi, è connettere questo pezzo di futuro all’industria italiana di oggi: che si organizzi, con le associazioni degli imprenditori e degli industriali, un percorso di avvicinamento alla prossima Maker Faire e che poi si portino manager e soprattutto imprenditori a vedere le creazioni dei maker.

Che si crei una connessione diretta tra chi ha le idee per il futuro e chi quelle idee può renderle prodotti da portare sul mercato. Se facciamo questo corto circuito (mi metto a disposizione anche io, ovviamente), allora sì che il mondo dei maker, così come sta facendo quello delle start up, può passare dalla fase “curiosità” a quella della “produttività”.

Un anno e mezzo fa, chiacchierando con Simone Perotti, autore di Adesso Basta!, abbiamo convenuto che nel nostro Paese “il futuro è dell’artigiano che sa stare sul web“. Maker, artigianato, web, banda larga, digital: sono i tag di un futuro che è davanti a noi, a noi spetta quindi collegare i fili, perché l’Italia la facciamo ripartire così: creando relazioni, stimolando la condivisione, promuovendo il fare. In fondo, è #facilecambiare se ci si connette al nuovo.”

Continua su L’Huffington Post.